Missione
Solidea ha scelto di porre al centro di ogni attività le
donne,
le loro storie, i loro bisogni, le loro
difficoltà, le loro capacità.
Per realizzare questo progetto complessivo Solidea
vuol essere un ponte fra le donne della politica e le donne della
società civile, fra la Provincia di Roma e le sue cittadine.
Raggiungere la parità e valorizzare la differenza
di genere in politica, nella cultura, nella società
e nel privato, questa la missione di Solidea.
scarica il Piano Programma 2009-2013 (.pdf)
Fragilità sociale
La gamma degli eventi che espongono le donne alla marginalità sociale è molto ampia: diventare madre in solitudine o povertà, uscire dall’ospedale senza avere qualcuno che accudisca, essere privata ingiustamente dei figli, trovarsi sola nel loro mantenimento, immigrare sfuggendo a oppressioni ancestrali, miseria e persecuzione politica, subire violenza psicologica, maltrattamenti e violenza fisica in famiglia, vessazioni nel lavoro, essere obbligata a prostituirsi, ridotta in schiavitù, privata dei diritti fondamentali della persona.
Donne in difficoltà
Le donne abitanti in provincia di Roma sono 1.988.900, gli uomini sono 1.828.200 (dati 2000). Le donne immigrate sono 105.040, gli uomini 102.450 (dati Sistar 2000). I distretti socio sanitari della provincia (escluso il Comune di Roma) nel 2002 hanno erogato assistenza economica a 9.150 minori e sono intervenuti su mandato dell’autorità giudiziaria in 964 casi. Questi dati solo in piccola parte danno conto del disagio vissuto dalle donne; i servizi dicono che molti casi rimangono sommersi, anche se nuove tipologie cominciano a rivolgersi ai centri di ascolto e sportelli famiglie che sono sorti nella provincia di Roma grazie alla L.285/1997.
In passato la povertà
delle donne era più nascosta poichè in maggioranza
dipendevano dalla famiglia allargata per la sussistenza; la crisi
di quel modello e la giusta ricerca di autonomia espone oggi le
donne a una fragilità socialmente visibile. E’ il fenomeno
delle madri sole che non riescono a conciliare il lavoro con la
cura dei figli, donne con lavoro precario e sottopagato, casalinghe
con pesanti carichi di cura che non osano uscire da un matrimonio
in crisi per non esporre alla miseria bambini e familiari anziani,
donne immigrate che a loro volta sono occupate nel settore di cura
(il così detto “badantato”) che una malattia o una gravidanza
improvvisa espone alla perdita di casa e lavoro.
Inoltre, aumentano le “povertà di fascia media”, donne italiane
e immigrate a bassa scolarità, prive delle competenze indispensabili
ad inserirsi nella società complessa. Dalla normale fragilità
al bisogno conclamato si estende una vasta gamma di situazioni che
i servizi comunali solo da poco si stanno attrezzando a fronteggiare;
assume quindi grande valore il fatto che la Provincia di Roma abbia
dedicato due centri di accoglienza alle donne in difficoltà.
Donne a rischio di violenza
Secondo la Questura di Roma sono più di 2.000 all’anno con un’incidenza di circa dell’1 per mille delle donne (2088 crimini nel 2000, 2144 nel 2001, 934 nel primo semestre 2002). I crimini si qualificano in omicidi d’onore e passionali, tentati omicidi, lesioni dolose, sequestri per motivi sessuali, sfruttamento della prostituzione, infanticidi, violenza sessuale su minori di 14 anni.
Gli aggressori sono in grandissima maggioranza uomini.
gli approfondimenti qualitativi basati sui percorsi soggettivi sono un contributo importante per dare spessore a un fenomeno e leggere il sessismo non solo insito nell’aggressore, ma anche nei parenti (uomini e donne) e nel contesto circostante. Come viene mascherata la violenza interna alla coppia, altrettanto sommersa è quella esercitata dai padroni della prostituzione; anche qui il comando è saldamente in mano agli uomini, ma non manca il contributo di donne sfruttatrici. Una ricerca esauriente segnala i cambiamenti in corso nella prostituzione coatta, che si svolge in una molteplicità di luoghi e viene governata da una rete sempre più articolata di soggetti (F. Carchedi, a cura di, Il lavoro servile e le nuove schiavitù, F. Angeli, 2003). Ma questa complessità - dicono gli autori - in una certa misura rende più difficile tenere nascosto il fenomeno, all’ombra dell’omertà.
Il fenomeno nelle donne che abbandonano o sopprimono il neonato è tra quelli che passano sulla cronaca nera, sollevano riprovazione contro la madre, mentre manca una riflessione sui diritti negati e sulla complessità del fenomeno; sono ancora pochi gli ospedali e i servizi sociali che applicano correttamente le norme che consentono alla madre di abbandonare il figlio alla nascita, restare anonima, ricevere sostegno sociale e psicologico (L.184/1983, art.250 codice civile, artt. 163-177-622 codice penale). Un servizio realizzato dalla Provincia di Roma, chiamato Salva mamma, salva bebè costituisce un primo osservatorio su una problematica molto complessa, segnala una grande varietà di situazioni e mette in luce l’arretratezza culturale di molte istituzioni con cui vengono in contatto le donne nell’esercizio del loro diritto di scelta.
Donne nei paesi poveri e in guerra
La direttrice generale dell’Unicef, Noeleen Hejezer sostiene che “la violenza contro le donne è un fenomeno universale, un’emergenza globale, è urgente correre ai ripari”. L’ONU stima intorno al 10% il fenomeno emerso (World report on violence and health, 2002) e tutti i rapporti degli organismi internazionali ribadiscono che nelle situazioni di guerra, conflitto, calamità naturali, carestie, epidemie le donne e i bambini sono i soggetti più a rischio. La dimensione internazionale è importante non solo per meglio comprendere le esperienze delle donne immigrate presenti nel territorio provinciale, ma soprattutto per cogliere la generalità di fenomeni che, in forme e contesti diversi, accomunano il genere femminile.